“Come ci vedono gli stranieri: Libro bianco Immagine e identità degli italiani: i dati degli istituti italiani di cultura”

“Come ci vedono gli stranieri: Libro bianco Immagine e identità degli italiani: i dati degli istituti italiani di cultura”

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Roma: Centro Studi stampa romana Francesco De Sanctis, 2002, Monografia
Testo a stampa [IT\ICCU\BVE\0329866]
Autori: Mario Baccini, Arturo Diaconale
Hanno collaborato: Lucio Izzo, Vincenza Lomonaco, Cristina Missiroli
Pagine: 153
Formato:
ISBN:

Dove si trova:
PG0180 UM164 Biblioteca comunale – Castiglione del Lago – PG
RM0267 BVECR Biblioteca nazionale centrale – Roma – RM
RM0280 RML01 Biblioteca universitaria Alessandrina – Roma – RM

 

Gli stereotipi la fanno ancora da padrone. Questo è certo. Macho, spaghetti, mafia, sono ancora un trinomio discretamente radicato e che riscuote una certo successo. Almeno a livello popolare. E, nel bene e nel male, l’immagine degli italiani che viene descritta dai centri di cultura sparsi in tutto il mondo non può prescinderne. Certo gli ambasciatori della cultura italiana all’estero hanno generalmente a che fare con associazioni pubbliche e privati cittadini che, per il semplice fatto di volersi avvicinare all’arte, alla lingua e al pensiero italiano, sono in grado di elaborare un’analisi più compiuta e veritiera sull’immagine del nostro Paese.
Nello stendere le risposte che danno vita a questo libro bianco, alcuni rappresentanti degli Istituti Italiani di Cultura (IIC) si sono limitati a fornire qualche riga piuttosto stereotipata sull’impatto dell’italianità nel paese di competenza. Molti altri, però, hanno cercato di offrire un quadro più complesso. Delineando in maniera chiara la dicotomia tra i luoghi comuni (buoni soprattutto per le barzellette) e l’idea moderna degli italiani che sta pian piano emergendo nei vari paesi stranieri. Frutto del moltiplicarsi delle occasioni d’incontro e degli scambi culturali e commerciali negli ultimi 50 anni. E frutto anche, per quel che riguarda i paesi dell’Unione Europea, dei più stretti legami createsi con l’integrazione europea.
Un quadro esemplare è quello fornito dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino in Germania. L’idea che i tedeschi hanno degli italiani, infatti, è più che mai infarcita di luoghi comuni. Ma ha anche aspetti diversi e contradditori. Fino ad arrivare ad un vero e proprio sentimento di invidia nei confronti dello stile di vita italiano. “La percezione dell’Italia in Germania – si legge nella relazione berlinese – va articolata su due piani differenti: a livello di élites culturali c’è sempre stato e continua ad esserci un forte sentimento di apprezzamento e stima fondato sulla conoscenza della storia culturale ed artistica, e dunque si può parlare di un’immagine estremamente positiva dell’Italia. A livello popolare l’immagine dell’Italia diffusa tra i tedeschi si è andata formando soprattutto per il tramite dei moltissimi emigranti italiani venuti in Germania dagli anni Cinquanta in poi, i quali portavano con sé e trasmettevano una cultura e un’immagine del paese certamente parziali”.
Un quadro che va pian piano modificandosi. Perché: “In tempi più recenti si è andata sviluppando una conoscenza più intensa e completa dell’Italia soprattutto in conseguenza degli afflussi turistici di massa e della crescita delle relazioni economiche e culturali”.
La visione che i tedeschi hanno del nostro paese, così come riportata dall’IIC di Berlino, si avvicina molto a quella della maggior parte dei paesi europei.
Tra i nostri partner UE, in linea generale si può dire che oggi nell’opinione pubblica prevale una visione positiva dell’Italia, ma accompagnata ancora da un notevole grado di diffidenza. “Certi stereotipi – si legge ancora nella relazione tedesca – all’apparenza cancellati riemergono di tanto in tanto per esempio in situazioni di crisi. I tedeschi apprezzano molto le bellezze naturali e artistiche del paese, così come la fantasia, la flessibilità, il buon gusto e il saper vivere: qualità che attribuiscono spesso in maniera idealizzata agli italiani. Tuttavia mantengono forti riserve mentali per quanto riguarda il modello di organizzazione sociale e politica”.
Se c’è qualcosa che davvero il mondo invidia è lo stile di vita. Come si legge nella relazione dell’IIC di Tokio in Giappone: “Soprattutto a partire dai primi anni Ottanta l’Italia ha conquistato nell’opinione pubblica giapponese e nei media un’immagine sempre più positiva. Quello che ha maggiormente influenzato il pubblico giapponese è stato l’apprezzamento per uno stile di vita caratterizzato da equilibrio esistenziale, buon gusto, saggezza del vivere. Queste qualità tendono a compensare alcuni eccessi tradizionali della cultura giapponese troppo legata a schemi di vita che non trovano più credito nelle giovani generazioni venute su durante la cosiddetta “bubble economy”. Le generazioni precedenti si accontentavano dei successi di produzione del sistema Giappone, la generazione di oggi è più interessata nel come utilizzare i risultati dei successi produttivi per migliorare lo stile di vita: da qui nasce la scoperta della moda italiana, del design, delle vacanze colte, dell’arte della buona alimentazione e l’Italia si pone come modello insuperabile per la saggia ricerca della qualità della vita”.
L’aspetto interessante è che l’Italia che ha conquistato il mondo non è (o almeno non è solo) quella tradizionale e bucolica raccontata dagli immigrati. Come scrive nella sua relazione l’IIC di Vancouver in Canada: “L’Italia, per dirla in breve, va di moda, e ciò anche grazie ad una crescente consapevolezza dei risultati ottenuti dall’Italia in diversi settori produttivi, particolarmente la moda, il design industriale (applicato anche alle macchine utensili), l’artigianato e l’oreficeria, le calzature e la pelletteria, ecc. Un crescente interesse si riscontra anche nei confronti della lingua italiana, che inizia ad assumere un valore di lingua veicolare nei rapporti commerciali dei settori sopra menzionati”.
Uno dei pregiudizi che gli immigrati italiani hanno sfatato con i fatti è quello dell’italiano pigro e scansafatiche. Scrive l’Istituto di Melbourne in Australia: “L’immaginario colloquio degli australiani identifica spesso gli italiani d’Australia come gente tenace, lavoratrice e la componente della creatività soprattutto in certi versanti, è riconosciuta come caratteristica spiccatamente e indiscutibilmente italiana. La gastronomia, pur avendo ancora un ruolo importante, non è certamente l’unico appannaggio della comunità italiana. Nel mondo delle imprese edili gli italiani d’Australia godono di fama indiscussa e si riconoscono agli italiani una certa ingegnosità e propensione a tutto ciò che è artistico”.
La maggior parte degli stereotipi classici come quelli della mafia e della criminalità sono in declino un po’ ovunque. Ma alcuni pregiudizi rimangono ancora vivi, anche se generalmente più a livello di colore. “L’opinione pubblica locale (di Melbourne, Australia) caratterizza “gli italiani” che vivono in Australia come un gruppo etnico importante che con il lavoro e la perseveranza ha saputo conquistarsi stima e una buona reputazione sgombrando quindi quasi totalmente il terreno da stereotipi e luoghi comuni molto frequenti fino a tutti gli anni Ottanta. Permangono raramente delle zone ombra a livello più subliminale che manifesto”.
Ciò non vuol dire che non vengano riconosciuti i punti deboli del nostro paese. L’IIC di Praga, nella repubblica Ceca, infatti, sottolinea quanto poco lusinghiera sia l’immagine della società italiana: “chi ha avuto occasione di soggiornare in Italia per motivi non turistici sottolinea lentezza e approssimazione dell’amministrazione o la scarsa affidabilità nelle relazioni d’affari. Opinione pubblica e media considerano l’Italia uno dei paesi UE economicamente forti, ma ne rilevano tuttavia anche l’instabilità politica, il divario economico tra Nord e Sud e il problema della disoccupazione”.
Almeno in ambito europeo, l’integrazione tra i paesi membri, in questi ultimi decenni ha lavorato a favore del nostro Paese, contribuendo a seppellire gli stereotipi a vantaggio di un’immagine più veritiera. Come spiega l’ICC finlandese, infatti, “l’ingresso della Finlandia nell’UE ha contribuito a migliorare l’immagine sociale ed economica dell’Italia. Restano certi fattori che vengono avvertiti come incongruenze, quali la frequenza degli scioperi, una certa finanza non sempre sotto controllo, una gestione improvvisata della vita economica, una concezione delle “regole del gioco” non sempre comprensibile”.

Libro Bianco – Immagine e identità degli italiani

Come ci vedono gli stranieri

Com’ è percepita l’Italia nel mondo? Qual’ è la reale identità degli italiani? Queste le domande a cui ha voluto dare una risposta il convegno “Immagine e identità degli italiani” organizzato dalla Provincia di Roma con il patrocinio del Ministero degli Esteri e che, attraverso la testimonianza di storici, politici, uomini di cultura e giornalisti, ha cercato di ricostruire l’immagine dell’Italia all’estero e la reale percezione che gli stessi italiani hanno della loro identità. Il momento saliente della manifestazione è stata la presentazione del libro bianco Come ci vedono gli stranieri, una pubblicazione che traccia, attraverso le risposte e i dati forniti dagli Istituti Italiani di Cultura, l’immagine e l’identità degli italiani nel mondo. “Abbiamo voluto portare avanti questa iniziativa – ha sottolineato il Sottosegretario agli esteri Mario Baccini – per capire come siamo visti all’estero. L’obiettivo principale del libro rimane, tuttavia, il superamento degli ostacoli che impediscono la promozione della cultura italiana all’estero e la piena utilizzazione della nostra rete culturale nel mondo. Da questo progetto emerge che oggi gli stranieri hanno un’opinione di noi molto migliore della nostra per cui occorre rilanciare a livello mondiale, nazionale e locale la nostra proiezione culturale attraverso un intenso dialogo tra i popoli ed un migliore coordinamento tra la nostra politica e quella dei Paesi interessati e rafforzare gli Istituti Italiani di Cultura”.

[Fonte: www.italplanet.it]

 

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