Mostra “I colori della Campania”. Omaggio a Giacinto Gigante

Mostra “I colori della Campania”. Omaggio a Giacinto Gigante

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16 dicembre 2006, 3 giugno 2007 – Napoli, Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes

Con il programma di iniziative per le celebrazioni del bicentenario della nascita del pittore napoletano Giacinto Gigante, il Comitato Nazionale per le Celebrazioni – indetto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2006, presieduto dal Sen. Mario Baccini e composto da specialisti di varie Soprintendenze, da docenti e studiosi – intende promuovere presso il grande pubblico l’opera dell’artista napoletano e rivisitare criticamente tutto il periodo storico-artistico e culturale compreso tra la fine del Settecento e la seconda metà dell’Ottocento, a Napoli, ma anche in Italia ed in Europa.
Le celebrazioni di Giacinto Gigante potranno contribuire a meglio far apprezzare – in Italia e all’estero – la ricchezza e la vitalità culturale di quella straordinaria città che è Napoli e l’importante contributo che, suo tramite, l’Italia ha dato all’Europa. Esse saranno l’occasione – grazie ad una serie di attività tra loro differenziate e complementari – per illustrare la vita culturale della città che nella prima metà del XIX sec. è una delle più grandi capitali europee, che ha contatti frequenti con le corti d’Europa, è al centro di un fenomeno culturale complesso ed affascinante quale il Grand Tour e che, come naturale conseguenza, ha dato un grande contributo al rifiorire delle arti in genere.
L’evento centrale del progetto è rappresentato dalla mostra “I colori della Campania. Omaggio a Giacinto Gigante”, Napoli, Museo Pignatelli, (16 dicembre 2006 – 3 giugno 2007).
La mostra presenta circa centocinquanta opere, provenienti dalle celebri raccolte Astarita e Ferrara Dentice, dei Musei di Capodimonte e di San Martino, nonché dalle collezioni del Banco di Napoli, della Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e del Museo Correale di Sorrento. L’esposizione si articola in due sezioni: la prima al Museo Pignatelli, dove sono esposti i dipinti e gli acquerelli; la seconda nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Capodimonte, con i disegni e gli schizzi preparatori.
Artista “brillante e spericolato – come scrisse Raffaello Causa – aperto alle risorse e agli artifici del mestiere, abile nelle soluzioni più diverse”, Giacinto Gigante (nato a Napoli nel 1806) fu un autodidatta. Iniziò a cimentarsi con i primi paesaggi sotto la guida del padre Gaetano e nel 1820, frequentò sia lo studio del paesista tedesco Huber che il “Real Officio Topografico”.
L’anno successivo, passò allo studio dell’artista olandese Anton Sminck Van Pitloo, con il quale avviò, grazie anche alla conoscenza dell’opera di Turner e di Corot in Italia, una nuova e moderna ripresa del paesaggio campano in termini di luce e colore, che rispondeva alle nuove tendenze internazionali della stagione romantica.
Protagonista indiscusso della scuola di Posillipo, Gigante si è affermato come eccelso colorista e fautore di quel “plein air” che la scuola di Posillipo opponeva alla fissità accademica della pittura da “studio”. Egli ha il grande merito di aver portato a livelli eccelsi la “sensazione pittoresca” dei suoi paesaggi e delle sue vedute dove prevale sempre un sentimento di intimismo lirico, con angoli visivi mai ampi, ristretti a piccoli spazi visti con taglio quasi fotografico e dove la sensazione intima è data dalla quotidianità quasi banale delle cose raffigurate che si trasfigurano in una visione calma e quasi malinconica della realtà.
Una lettura del paesaggio – quella di Gigante – sempre emozionale, tendente ad accentuare tutto quanto vi è di suggestivo nella veduta stessa: dagli effetti luminosi, alla densità atmosferica, all’emozione del vissuto di tutti i manufatti che compaiono nei paesaggi; mentre nella bellezza dei luoghi si avverte la risonanza di emozioni e sensazioni intime: isole fantastiche e incantate, boschi e macchie arboree popolate di figure straordinarie.
Verso la fine della sua attività, Gigante si dedicò, con uguale originalità, alla descrizione degli interni di ambienti, alla raffigurazione di tipi e dei personaggi e allo studio della figura.
Accanto alla mostra è prevista una serie di attività tra loro differenziate e complementari.
Un concerto, “Cantate napoletane”, con la Cappella della Pietà dei Turchini al Museo Pignatelli, proporrà affascinanti pagine della letteratura musicale dedicata alla musica strumentale del Settecento e numerose cantate dello stesso periodo.
La fama figurativa di Napoli e il rapporto tra turismo e pittura nel vedutismo napoletano dell’800 e non solo, fino al paesaggio concepito come luogo della mente e modo di pensare il reale saranno l’oggetto di un convegno, Napoli tra idillio e realtà nella cultura europea dell’800 che riunirà studiosi italiani e stranieri i cui interventi verranno pubblicati in un volume. Tali atti, insieme al catalogo della mostra, rappresenteranno un documento di riferimento per lo studio dell’artista, del periodo storico e dei fenomeni considerati.

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